#ReadChristie2024 | L’assassinio di Roger Ackroyd, il capolavoro di Agatha Christie

Gennaio, il mese più lungo dell’anno, o almeno così sembra, è arrivato al termine. È il momento di riesumare l’appuntamento mensile che ci sta facendo compagnia dal lontano 2019: diamo inizio alla #ReadChristie2024, anche questa volta organizzata da Agatha Christie Limited. La challenge ci consentirà di esplorare nuovamente le opere della Regina del giallo, attraverso i decenni della sua grande produzione.

I primi tre mesi dell’anno sono consacrati ai famosi Roaring Twenties, i ruggenti anni Venti. È in questo decennio che debutta Christie, dopo aver faticato per vedere il suo primo romanzo, Poirot a Styles Court, nelle librerie. Ma non è l’unico libro a essere pubblicato, sono tantissimi i romanzi di questo periodo, e c’è perfino qualche sceneggiatura. Il cinema inizia a guardare alle opere di Agatha Christie con interesse e i giornali e i periodici si contendono i suoi racconti, su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico.

La scelta per gennaio è caduta su L’assassinio di Roger Ackroyd, il romanzo che ha consacrato Christie a Regina del giallo, maestra di tutte le trame e duchessa della morte (epiteto che preferiva rispetto all’abusato Queen of Crime).

Pubblicato nel 1926, The Murder of Roger Ackroyd fu il primo libro a uscire con l’editore che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita, Collins. Dato alle stampe proprio in primavera, fu un punto di svolta per il genere. La storia è delle più semplici e banali, un po’ come la copertina dell’edizione originale (non sorprende infatti che Collins, in seguito, abbia deciso di cambiare artista).

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La copertina della prima edizione inglese

Siamo a King’s Abbot, un tipico villaggio della campagna inglese. La storia inizia con la morte di Mrs. Ferrars, una vedova molto facoltosa. A raccontare la storia è il dottore del villaggio, il signor Sheppard, che tra sé pensa alla morte di Mrs. Ferrars come a un caso di suicidio. La situazione cambia bruscamente, quando, il giorno successivo, Roger Ackroyd viene ritrovato senza vita nel suo studio. Per pura coincidenza, a King’s Abbot si è trasferito Hercule Poirot, il famoso detective belga, intento a vivere la vita di pensionato e a passare le giornate coltivando zucche. L’ometto inizia subito le indagini, affiancato dal dottor Sheppard, che fa le veci del suo Hastings, trasferitosi da poco in Argentina.

Come succede spesso nei romanzi della Golden Age, i personaggi sono numerosi e accuse, indizi, false piste, ricatti, merletti, servitori e dottori si sprecano. Questi individui si muovono tra la Manor House del compianto Roger Ackroyd e il villaggio, sono le lingue biforcute delle pettegole, una su tutte la sorella del dottor Sheppard, Caroline.

L’aspetto forse più interessante è la rappresentazione della società inglese degli anni Venti, che sta facendo i conti con il passato del primo dopoguerra, a cui erano seguite importanti novità nel campo della tecnica e della scienza. L’aristocrazia vede l’inizio del suo declino e il mondo si appresta a diventare una società di massa, come conseguenza della prima e della seconda rivoluzione industriale.

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Una foto del Bloomsbury Group, al quale prese parte anche Virginia Woolf insieme a tanti suoi contemporanei.

Di pari passo è cambiata la letteratura. È in questo periodo che nasce e si consolida quella corrente letteraria definita col nome di modernismo, corrente che raccoglie autori del calibro di T.S. Eliot, Virginia Woolf, James Joyce, Ezra Pound, Faulkner e tanti altri che hanno fatto del rifiuto della tradizione un mezzo per creare un modo nuovo di concepire la letteratura. Rifiuto della tradizione, impiego di una forma romanzo più grande del suo insieme, con l’uso a volte maniacale di citazioni, dilatazione del tempo e dello spazio, periodi lunghi che riflettono il pensiero e la mente dell’io narrante in un mondo devastato e da unire.

I movimenti letterari non funzionano a compartimento stagno, sono influenzati dal periodo storico in cui si sviluppano e finiscono per diventare fonte di ispirazione. Ecco che entra in gioco la detective fiction. Il periodo dell’età d’oro del giallo all’inglese coincide per la maggior parte con il modernismo inglese. Basti pensare che il 27 febbraio del 1920 si tiene la prima riunione del Bloomsbury Group, e nello stesso anno vengono pubblicati Poirot a Styles Court, Mauberley di Ezra Pound, e alcune poesie di T.S. Eliot e di Robert Frost.

Esiste quindi un certo fermento che pervade ogni campo della letteratura, anche quello tipicamente considerato di intrattenimento e spesso sopravvalutato, problema  al quale lo stesso Detection Club intendeva porre rimedio.

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Il Detection Club: un gruppo di scrittori di detective fiction.

Sono proprio questi scrittori e queste scrittrici a dettare una serie di regole che gli aspiranti giallisti erano tenuti a rispettare. Agatha Christie non ci sta, il decalogo le sta stretto e spesso aggira sapientemente o infrange platealmente le regole di Knox. È proprio quello che fa scrivendo L’assassinio di Roger Ackroyd, per questo si impunta quando i giornali dichiarano che con il suo ultimo libro ha mentito al lettore, ha giocato sporco.  Lo scandalo fu talmente grande che molti lettori si lamentarono offesi della scrittrice, sostenendo di non voler mai più leggere libri scritti da Christie.

E questo cosa c’entra con il modernismo? Si entra nel territorio dello spoiler, proseguite a vostra discrezione.


– SPOILER –

Il punto di forza del romanzo di Christie è la rivelazione finale del colpevole: il narratore. Non si sa con certezza chi fu a ispirare la scrittrice, forse il cognato James Watt, forse il celebre lord Mountbatten. Anni dopo la pubblicazione, Christie spedì a quest’ultimo una copia del volume con una dedica scritta a mano, ringraziandolo per “il suggerimento che poi ho utilizzato per… Ackroyd“.

Inoltre, L’assassinio di Roger Ackroyd, è stato uno dei primi romanzi a spalancare le porte al narratore inaffidabile, almeno nel giallo. L’idea di un dottore, una delle persone più rispettabili nell’illogico gioco di scacchi che è la società inglese, colpevole era qualcosa di inconcepibile. Lo status quo è sempre stato qualcosa di intoccabile in Inghilterra, e vedere un romanzetto da pochi scellini attaccare anche quel poco che era rimasto di sicuro dopo la guerra deve esser sembrato un vero affronto.

– FINE SPOILER –


Cosa non deve sembrare paragonare il giallo a un movimento letterario così colto come il modernismo. Leggendo libri come Ackroyd, Assassinio sull’Orient Express, e in genere i romanzi che vedono Poirot protagonista negli anni Venti, ci si rende conto di come sotto la patina del romanzo giallo un po’ lezioso si nascondano un acume e un fermento letterario che sfuggono alla prima lettura.

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A sinistra: il numero del 20 gennaio 1945 in cui apparve l’articolo di Edmund WIlson. A destra: la copertina del saggio di Pierre Bayard.

Il fatto che di Ackroyd si sia parlato tanto e se ne parli ancora, basti pensare all’articolo di giornale che scrisse Edmund Wilson per il New Yorker intitolato “Ma chi se ne frega di chi ha ucciso Roger Ackroyd?” o al celebre saggio di Pierre Bayard, significa che, per quanto se ne possa dire, l’influenza, la mente e la furbizia di Agatha Christie difficilmente verranno dimenticati.

Vi ricordiamo che potete seguire la challenge anche su Instagram con l’hashtag #ReadChristie2024.  Non scordatevi la diretta di questa sera alle 20.45, trovate il link sul nostro gruppo Telegram. Alla prossima!