#ReadChristie2023 | È troppo facile: il folclore e le vecchie zitelle

Agosto sta finendo e sembra di vivere in loop dentro a una canzone di Giuni Russo o dei Righeira? Niente paura, a lenire il dolore per la fine della pausa estiva c’è la #ReadChristie2023. Siccome questo è l’anno dei mezzi e dei moventi, la tappa di questo mese prevedeva la lettura di una storia in cui la vita di uno dei personaggi venisse attentata con un bello spintone giù per un dirupo (o un palazzo, o qualsiasi luogo che consenta la morte per caduta dall’alto). Noi abbiamo scelto di leggere un classico di Agatha Christie del 1939, È troppo facile.

Un bel giorno, Luke Fitzwilliam incontra sul treno una vecchia zitella, Lavinia Pinkerton. La donna è in visibile stato di agitazione e confida al poliziotto di essere in viaggio per Scotland Yard, per denunciare una serie di omicidi avvenuti nel piccolo paese in cui vive, Wychwood-under-Ashe. Luke dapprima non dà troppo peso alle dichiarazioni della donna ma poi, quando scopre dal giornale che la vecchia è morta investita da un auto prima che potesse raggiungere Scotland Yard e che la potenziale vittima per la cui vita Lavinia temeva è morta in circostanze singolari, i sensi da poliziotto gli si accendono e la curiosità vince su tutto. Con uno stratagemma – la scusa perfetta è la stesura di un libro sul folclore locale – Luke va a Wychwood-under-Ashe e indaga sulla serie di decessi che ha colpito il villaggio.

Il romanzo, pubblicato col titolo Murder is Easy in Inghilterra e Easy to Kill negli Stati Uniti, esce nell’anno 1939. Agatha Christie aveva da poco venduto la sua casa d’infanzia, Ashfield, e aveva acquistato – insieme al secondo marito Max Mallowan – Greenway House, dove di lì a poco avrebbe sentito notizia dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Quell’anno vede la pubblicazione di un secondo grande romanzo, E poi non rimase nessuno, che come È troppo facile non vede tra i suoi protagonisti né l’investigatore belga Poirot né la vecchina Miss Marple.

L’assenza dei grandi detective della scrittrice è colmata dalla presenza di Luke Fitzwilliam, questo poliziotto in pensione, di ritorno da un incarico in Estremo Oriente. Luke non è un grande investigatore, il suo alibi viene smascherato quasi subito e le domande che fa agli abitanti di Wychwood sono a dir poco grossolane. Di certo non viene spontaneo paragonarlo a Poirot o a Miss Marple, forse più a un Hastings che si è messo in proprio. Ma, benché la vecchina di St. Mary Mead avrebbe volentieri sguazzato nel gossip locale, Luke si rivela un valido investigatore quando più serve, alla fine, per salvare la bella fanciulla di turno.

Come dicevamo, questo poliziotto tontolone è anche la scusa per introdurre l’elemento magico esoterico, tanto caro a Christie (vedi Un cavallo per la strega, Poirot e la strage degli innocenti, Un messaggio dagli spiriti). Quando Luke si presenta come novello scrittore, interessato a miti e leggende locali, l’aria che si respira è subito quella di un vecchio film folk horror inglese (The Wicker Man, Penda’s Fen). Christie arriva perfino a citare una strega, quella inesperta del pittore Christopher R.W. Nevinson, che per poco non casca dalla scopa volante. Certo, l’atmosfera magica si spegne presto per lasciar spazio all’inquietante serie di omicidi compiuta da una persona, è il caso di dirlo, al di sopra di ogni sospetto.

È troppo facile è un romanzo molto sottovalutato, che sia per l’assenza di un investigatore importante o per l’uscita nello stesso anno di E poi non rimase nessuno – circostanza che ha portato inevitabilmente a eclissare la storia di Luke e del villagio di Wychwood. Tuttavia, il libro regge il confronto con altre storie più famose e, benché sia accompagnato da un finale un po’ affrettato, il colpo di scena per il lettore è assicurato. È veramente un’impresa ardua cogliere gli indizi seminati dalla scrittrice lungo la storia e arrivare alla corretta identità del colpevole. Come sempre, nessuno è insospettabile e nessuno è al di sopra dell’omicidio.

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